Dialoghi e Luoghi

Dialoghi come intersezione di pensieri in luoghi condivisi. Un percorso comune in un posto in cui incideremo storie e lanceremo parole. Come quaderni scoloriti dal tempo e aereoplanini acchiappati al volo. Frammenti colti da una radio che cambia canale o da un foglio strappato che ci dice tutto proprio perché gli manca un pezzo.

Gran parte dei prossimi post saranno materiali prodotti dal laboratorio “Dialoghi e Luoghi”, per il CTU di Parma diretto da Luigi Allegri ordinario di storia dello spettacolo, e coordinato da Roberta Gandolfi ricercatrice in discipline dello spettacolo.

In parallelo, sempre per sviluppare, condividere e facilitare lo sviluppo del lavoro nel laboratorio, abbiamo aperto una Wiki che si chiama “incontri“.
Qui nel blog metteremo i testi personali, o i prodotti di laboratorio, i “risultati” magari temporanei del percorso. Nella wiki scriveremo collettivamente appunti sugli incontri e note.

3 pensieri su “Dialoghi e Luoghi

  1. C’è 1 interessantissima serata musicale con l’esibizione di un giovane pianista talentuoso a cui OCEANO e MURO ( due vecchi amici di infanzia ) decidono di andare. La sala è gremita di gente e al termine dell’esibizione c’è un gradevole rinfresco che permette agli ospiti di fare due chiacchiere e di conoscere di persona il giovane fenomeno…OCEANO e MURO sembrano apprezzare molto l’ambiente e vi partecipano con grande entusiasmo, durante il rinfresco i due ( di solito uniti per la pelle ) si perdono di vista tra una chiacchiera e l’altra con gli invitati e soprattutto le invitate che sembrano essere davvero alla mano al contrario di ciò che potrebbe sembrare dato il loro aspetto da borghesine alto-locate con la puzza sotto al naso. OCEANO d’un tratto gira lo sguardo per cercare MURO ma in un primo momento non riesce a focalizzarlo in mezzo alla folla…continua a cercare quando vede una persona con lo sguardo triste in disparte in un angoletto del muro…era MURO!!! OCEANO:” Cosa fai lì?? Non comunichi niente. Mi fai tristezza!!” MURO:” Sono chiuso in me e resto in me!!” Un breve scambio di parole e MURO abbandona la sala e la serata. Da quella sera OCEANO e MURO non si sono più rivisti e un’amicizia che sembrava solida e duratura inspiegabilmente finì…

  2. Era il 1968 e lavoravo nel ristorante al piano di sotto. In quei giorni c’era molta eccitazione ed entusiasmo perché era ormai certa la voce che circolava, ovvero che di lì a poco sarebbe arrivata presso la corale Verdi, Maria Callas. Ricordo che il proprietario mi disse che avrei dovuto fare molta attenzione alla gente che sarebbe entrata nel locale perché vi era il rischio che entrasse un uomo di cui mi fece vedere una foto. Ero molto incuriosita e gli chiesi chi fosse quell’uomo. Mi spiegò brevemente che era un grandissimo ammiratore della Callas e che la seguiva ovunque, il suo era un attaccamento morboso, viveva in funzione di ogni suo spostamento e prima di ogni esibizione le faceva recapitare una rosa rossa in camerino. Era diventato la sua ombra e dal primo momento che l’aveva incontrata non le aveva dato più pace e respiro.
    Ero un po’ preoccupata per il gravoso compito che mi aspettava, avevo una responsabilità enorme e dovevo fare assoluta attenzione. Finalmente il grande giorno arrivò, Maria Callas fece il suo ingresso seguita da una schiera di musicisti e ammiratori, c’era davvero tanta confusione e non avevo la certezza assoluta di aver prestato attenzione a tutta quella gente; mi sembrava di vedere l’uomo della foto ovunque.
    Maria Callas era stata accompagnata al piano superiore in una delle stanze con il pianoforte per esercitarsi al canto.
    Durante le prove, mentre sistemavo i bicchieri in cucina sentii delle grida provenire dal piano superiore, presa dal panico rimasi per qualche istante immobile, poi mi feci forza e mi precipitai al piano di sopra.
    La cantante era stata allontanata dalla camera a trasferita in una stanza adiacente mentre nella stanza del pianoforte la gente si era accerchiata attorno ad un uomo che vicino alla parete continuava a baciare un quadro che incorniciava una splendida foto di Maria Callas, autografata qualche istante prima. Cercavano disperatamente e invano di separarlo e allontanarlo e quando finalmente ci riuscirono mi accorsi guardandolo che era proprio lui…l’uomo della fotografia, che per ore avevo cercato tra la folla con timore e attenzione.
    Mi chiedevo come avevo potuto farmelo sfuggire, ma c’era talmente tanta gente che era come cercare un ago in un pagliaio. Fortunatamente l’episodio si concluse senza preoccupanti conseguenze.
    L’uomo fu allontanato e la Callas poté continuare ad esercitarsi per tutto il pomeriggio…ed io dedicarmi ai clienti nel bar al piano di sotto.

  3. Ernesto è su una scala, col pennello in mano. Arriva il bambino con le mani sporche.
    Ernesto: Almeno qui non ci arrivi con quelle mani zozze.
    Bambino: Invece sì….e invece sìì.
    E.: E come fai? Voli?
    B.: Sì! (si mette a correre con le braccia in alto) Sono Superman! sono Superman!
    E.: Vat’la tor in tal cul! Tu e superman
    Ernesto ha finito di imbiancare, rimane però sulla scala a presidiare quel pezzo di muro
    B.: Ma perchè la mamma l’hai chiamata Aida e non Violetta?
    E.: Perchè violetta faceva quel mestiere là e poi tu nascevi figlio di… bah lasciamo stare….

    E.: Merda devo andare al cesso…ma qui la scala non te la lascio, stronzetto….(Va in bagno portandosi dietro la scala!)

    Il bambino intanto si fa una piramide di sedie e tavolini per arrivare al pezzo di muro da sporcare, quando rientra il nonno si agita, perde l’equilibrio e cade….Il nonno urla spaventato e corre a soccorrerlo….Non sembra essersi fatto troppo male..
    E.: Come stai? Come stai?
    (Il bambino ride. Ernesto tira un sospiro di sollievo. Poi guarda in alto e vede che in realtà la macchia è su un foglio di carta attaccato con lo scotch)

    B. (canticchia): Ci sei cascaaato, ci sei cascaaato, ci sei cascaaaato
    E.(sorride): C’at’vena’n càncor…(Lo abbraccia)

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